Màt 2013

Mat 2013Màt 2013

                                  “Ci sono ragionevoli speranze di guarigione                                   dalla malattia mentale”

                                       Programma della Settimana

                                     Guarda i filmati delle iniziative della settimana della salute mentale

Diario (a più voci)

In questa pagina sono ospitati contributi (commenti, riflessioni, suggestioni o semplici presentazioni) sulle iniziative e sugli eventi della Settimana della Salute Mentale, redatti da chi vi ha partecipato, senza criteri di selezione predefiniti. Non sono rappresentativi, quindi, del ricco programma della settimana; sono, piuttosto, il tentativo di cogliere e individuare sia gli snodi e le implicazioni che ogni iniziativa metteva a fuoco, sia il messaggio che veicolava.

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DSC_1069 25 ottobre
Gioie e dolori

La settimana della salute mentale si avvia alla conclusione al Teatro dei Segni con lo spettacolo teatrale del centro di salute Mentale di Modena est, il nuovo spettacolo teatrale della Compagnia Fuali e l’esibizione dell’Officina del suono, ambedue, queste ultime, della nostra Associazione.

La compagnia Fuali, storica compagnia di Insieme a noi, ha allestito quest’anno un nuovo spettacolo, “Gioie e dolori” che rappresenta, appunto, le gioie e i dolori dell’amore: nonostante i tempi ristretti per la preparazione, gli attori, sotto la guida di Erica, hanno dato vita a uno spettacolo bello e espressivo. Riportiamo di seguito il monologo con cui si conclude la rappresentazione.

Giorgio

Ti ho amato e ti amo ancora.
Finché non guarderemo lo stesso cielo
finché non cammineremo sullo stesso prato
non potrò sentirti mia.
So che questo succederà perché non posso vivere senza amare.
Dammi la mano, senti il mio cuore, non ti accorgi che sono                                                                                                          vivo?
Dimmi ti amo, non smettere mai.
Ascoltami un attimo e poi per sempre,
Cristo mi ha dato tanto
e non riesco a tenere questo fardello.
Ogni giorno, ogni ora, ogni istante tu sei il mio pensiero.
Ricordi il primo bacio, la prima volta?
Poi il nostro primo viaggio alla scoperta di ciò che siamo stati.
Se ti dico ti amo?
Sposatevi dunque.
Non vedete come sono tranquillo io?
Ho il polso di un morto.
Volevate essere come Gioconda
e come Gioconda vi hanno rubato.
……. E comunque… son gioie e dolori!

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24 ottobre

Utenti e familiari, nuovi soggetti per nuove politiche sanitarie

E’ stato detto, nel corso di questa settimana, che uno dei fenomeni che hanno contribuito al rinnovamento della psichiatria e delle pratiche psichiatriche nei servizi di salute mentale (insieme alla scoperta dei nuovi farmaci dagli anni 50 in poi e alla riforma Basaglia) è stato la nascita e la diffusione delle associazioni dei familiari prima e degli utenti poi. Si spiega perché in questa settimana abbiano avuto uno spazio significativo le associazioni, sia per il contributo che hanno dato all’organizzazione della settimana, sia per gli eventi in cui sono state direttamente coinvolte.
L’iniziativa odierna vede la partecipazione di esponenti del mondo delle associazioni provenienti da varie parti d’Italia: Piemonte, Puglia, Toscana, Trentino, Friuli, oltre, ovviamente, l’Emilia Romagna. È stata l’occasione per condividere esperienze; in particolare le associazioni degli utenti, che hanno costituito un coordinamento nazionale, si sono confrontate sulle esperienze di collaborazione con i servizi. Su questo punto si sono registrate prassi diversificate nelle varie realtà: dall’esperienza trentina degli UFE (Utenti Familiari Esperti), incardinati (e perciò anche retribuiti) nel Dipartimento di salute mentale, ad altre esperienze, come quella modenese, in cui la collaborazione con il Dipartimento non annulla le differenze di ruoli. C’è una comune convinzione che la presenza del sociale nei servizi, attraverso le Associazioni, è un fattore che contribuisce, attraverso la contaminazione delle prassi, alla “umanizzazione” del servizio stesso, e facilita l’accesso ad esso degli utenti, specialmente di quelli ai primi episodi della malattia. Dal dibattito sulle diverse esperienze riportate è emerso, però, che è necessario una attenta riflessione critica per evitare di essere risucchiati, nonostante tutte le buone intenzioni, dentro le logiche istituzionali: che è proprio quello che si vuole cambiare per promuovere nuove pratiche di psichiatria di comunità.

Giorgio

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23 Ottobre                  

Le Parole Ritrovate – Abitare: essere-volere-diritto-dovere

Sono ormai 5 anni che Modena ospita un incontro nazionale delle Parole Ritrovate, movimento nato a Trento più di un decennio fa e diffusosi su tutto il territorio nazionale. Partecipare a questo evento, che per il terzo anno è inserito all’interno della Settimana della Salute Mentale, muove sempre delle emozioni singolari. Quest’anno il tema della giornata è stato l'”abitare”; agli incontri preparatori, svoltisi con cadenza mensile, hanno partecipato non solo gli utenti dei servizi di salute mentale ma anche le istituzioni coinvolte nella programmazione e gestione del servizio.

La giornata è stata l’occasione per  ascoltare le esperienze delle varie soluzioni presenti sul territorio: dalle comunità agli appartamenti protetti a forme abitative nuove come l’affido eterofamiliare assistito.

Nell’introduzione ai lavori della giornata il dr. Starace ha collocato il tema entro il quadro teorico della deistituzionalizzazione della psichiatria e delle persone con disturbi mentali: bisogna ancorare a questi principi le nuove forme dell’abitare adottate per queste persone. Ha ribadito che bisogna riportare al più presto possibile le persone in una situazione abitativa ordinaria, in cui siano coinvolti non solo i servizi sanitari ma anche i servizi sociali, evitando di riprodurre il modello ospedaliero nelle strutture abitative protette.  In questo processo, in cui al centro c’è la persona, accompagnata nel suo percorso di guarigione e di riconquista di autonomia e di responsabilità soggettiva, un posto importante e centrale hanno gli stessi utenti, che prendono la parola, interloquiscono con le istituzioni per costruire un percorso di cittadinanza, su cui disegnare anche modelli abitativi.

Le Parole Ritrovate, in questo contesto, svolgono una funzione importante: la riappropriazione della parola (che significa anche riappropriazione dei diritti e della propria dignità) da parte degli utenti  interroga anche i servizi sollecitandoli a orientare la propria attività  alla guarigione (intrecciando così uno dei temi portanti della Settimana della Salute Mentale).

Giorgio

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Le Parole Ritrovate: gli utenti diventano protagonisti

Al mattino prima delle 9 c’era già una schiera di giovani in sosta  davanti alla Tenda. Oggi a Modena c’è l’incontro nazionale di “Le Parole Ritrovate”, evento ricorrente durante la Settimana di Salute Mentale.

Il tema di quest’anno è ABITARE. Sono presenti operatori, familiari, medici, esperti del settore, cittadini. Ma soprattutto ci sono i  ragazzi, tanti, giovani e meno giovani, ma tutti sorridenti e felici di incontrarsi. Odo una moltitudine di accenti: vengono veramente da ogni parte d’Italia.

Dopo l’apertura dei lavori i ragazzi diventano gli assoluti protagonisti. Si alternano sul palco, si presentano e si raccontano, parlano delle loro esperienze abitative. C’è chi la casa anche piccola l’ha, chi vive con i genitori, chi proprio la casa non l’ha, chi vive in comunità. Sempre con grande dignità viene ribadito il diritto ad avere una casa secondo il disposto costituzionale. Viene portata una testimonianza dello IESA (Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti), progetto che cerca di trovare una casa e una famiglia a chi non ce l’ha tramite un percorso di incontri e di conoscenza reciproca.

Al di là dei tanti interventi e dei loro contenuti, ciò che ho apprezzato in questi giovani è la loro educazione, l’intelligenza e il rispetto reciproco. Se penso che in certe sedi istituzionali a volte ci sono baruffe e volano insulti mi sento di dire a tutti questi ragazzi: ” Bravi, avete dato un’ottima immagine di voi stessi! Noi, presunti sani, abbiamo molto da imparare da voi. Vi ringrazio e vi voglio bene. A tutti!”

Giulia

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 Presentazione del libro “Il tempo senza lavoro”

Il titolo di questo libro apre orizzonti di svolgimento opposti.

Può indicare uno spazio in cui potersi dedicare a ciò che piace e appassiona, ma rimanda contemporaneamente a una paura umana diffusa principalmente nella società post-moderna occidentale: la perdita di ruolo, di riconoscimento sociale e di identità, concetti legati strettamente al lavoro che si svolge.

Oggi l’identità personale si costruisce nella ricerca spasmodica di autorealizzazione e di autonomia, il mondo attorno a noi appare sempre più frammentato e inafferrabile, la rincorsa ai pezzi di questo puzzle è quotidiana; la precarietà e la mutevolezza delle forme di lavoro rappresentano solo una parte di questo complesso processo di costruzione d’ identità improntato all’individualismo, la dimensione comunitaria ne fa le spese ormai da decenni.

Cosa rimane di noi quando perdiamo il lavoro? Solitudine, vergogna, senso di non appartenenza e difficoltà economica.

Come può una persona che non guadagna, che non è più ‘utile’ e che non crea più utile meritarsi la stima e la benevolenza altrui?

Credo che questo sia vissuto comune ai 2000 lavoratori dell’ex Eutelia (azienda informatica); 12 di loro si raccontano nel libro, sono persone che hanno perso il lavoro perché la loro azienda è fallita.

Anni di lotta, cassaintegrazione e occupazione dell’azienda crearono la tensione necessaria a suscitare l’interesse dei media che diedero visibilità alla vicenda. Si arrivò ad un incontro tra sindacati, dipendenti e vertici aziendali per cercare di trovare una soluzione. Al termine delle trattative il governo richiese all’azienda di pagare quanto dovuto ai dipendenti e di interrompere la mobilità. Nel 2010 otto dirigenti di Eutelia vennero accusati di bancarotta fraudolenta , l’evidente illiceità dei comportamenti della dirigenza condusse fino alla chiusura.

Il disagio delle persone coinvolte in questa deriva rappresenta sicuramente il costo indiretto dell’assenza di politiche attive del lavoro in Italia, ma ci spinge a riflettere anche su quanto in situazioni di precarietà l’individuo in quanto tale è vulnerabile, qualsiasi problema senza una rete di supporto si trasforma in un’angosciante mancanza di prospettiva.

In questo libro è descritto un esempio positivo di auto aiuto che nasce dal basso e da un disagio condiviso. Gli ex dipendenti decisero di uscire dalle loro case e di ritrovarsi in assemblea per confrontarsi sul loro tempo senza lavoro; molti si sono così sottratti alla solitudine e alla vergogna creando uno spazio dialettico di rielaborazione di quanto accaduto, è stato finalmente possibile riconoscersi in una stessa esperienza di vita dopo anni di bugie in famiglia e invidia per il collega che ha ricevuto meno cassaintegrazione.

Il gruppo ha anche permesso di sviluppare un pensiero più critico rispetto alle direttive dell’azienda che per molto tempo, prima del fallimento, avevano stimolato un atteggiamento passivo e accettante.

La relazione, la comunicazione, la condivisione collettiva del disagio sono elementi che il gruppo ha sostenuto e che hanno permesso a queste persone di non rimanere in uno stato di passività e chiusura in cui senso di colpa , di impotenza e di solitudine hanno facilmente la meglio.

Renata

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22 Ottobre  

Storie di guarigione

“Storie di guarigione – L’autobiografia come cura di sé”: questo il tema della mattinata oggi alla Tenda; sullo sfondo la convinzione (supportata da evidenze scientifiche e risultati statistici) che la guarigione nei disturbi mentali è possibile.
Il tema della guarigione possibile è una spina nel fianco di certi operatori e di certa psichiatria: i racconti delle persone riferiscono di questa diffidenza, vissuta sulla loro pelle, verso la possibilità di guarire. Molti psichiatri tendono a vedere le storie di guarigione come eccezioni non significative: mentre sono circa il 50% delle persone che accedono ai servizi. Anche nella giornata odierna le storie raccontate e le riflessioni teoriche dei partecipanti hanno ricordato l’ambivalenza della funzione della psichiatria nella storia degli ultimi due secoli, quella di cura e quella di controllo sociale, ambivalenza ancora presente, in modo inconsapevole, nelle pratiche psichiatriche.
La mattinata è scandita da due momenti forti, il racconto di storie da parte dei protagonisti e l’intervento di Duccio Demetrio.
Glenda, una ragazza di 29 anni, racconta la sua storia di guarigione davanti a un pubblico attento. Racconta, con padronanza di sé, della sua infanzia tormentata, dei traumi subiti. Si sofferma sulle voci che l’hanno accompagnata per decenni: interpreta questo fenomeno come un mondo parallelo a quello che viveva nella realtà, che ha avuto una funzione di protezione e tutela prima, di minaccia dopo. Il ricorso ai servizi, avvenuto in età adulta di propria iniziativa, le ha consentito di iniziare un percorso che l’ha portata alla guarigione attuale. Nel racconto emergono, e vengono messe in opportuno risalto, le disfunzioni dei servizi di salute mentale che spesso conservano una cultura di controllo istituzionale, poco o per nulla attenti ai percorsi e ai tempi di ripresa delle singole persone (racconta che mentre viveva in appartamento protetto, era costretta ad adeguare la sua frequenza universitaria sugli orari degli operatori e delle attività dell’appartamento).
Duccio Demetrio si interessa da tempo di scrittura autobiografica (ha fondato la Libera Università dell’Autobiografia). Partendo dall’idea che la parola è farmaco, ritiene che attraverso la scrittura autobiografica il soggetto recupera la memoria (non possiamo vivere senza la memoria), le tracce della propria vita, spesso fratturate, e cerca di comporle e riportarle a storia unitaria. In questo senso l’autobiografia appartiene al filone della cura di sé, delle pratiche della cura di sé. Di fronte al rischio di “perdersi” nel mondo che ci minaccia (siamo soggetti fragili), la scrittura autobiografica mette il soggetto al centro della narrazione: “la penna diventa il tuo timone, la guida di te stesso”, ricorda Demetrio. Attraverso la scrittura il soggetto inizia un percorso che gli permette di riconquistare la proria autonomia, di ricomporre le fratture dell’esistenza.
L’esperienza della tecnica di scrittura autobiografica intreccia, qui, le storie di guarigione, esperienza nata nell’ambito della salute mentale.

Giorgio

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L’autobiografia come cura di sé

Di seguito puoi leggere un’altro contributo sulla giornata destinata alle storie di guarigione.

L’argomento di questa giornata è molto interessante e presenta molte sfaccettature, ma è anche un po’ complicato. Confesso la mia ignoranza in questa materia che vorrei tanto conoscere e approfondire.
Gli argomenti trattati dal maestro Duccio Demetrio sono stati esposti per quanto possibile in modo semplice. Nonostante ciò, confesso che non ho afferrato pienamente certi concetti molto pregnanti.
Cercherò di esporre al meglio quanto credo di aver capito.

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 La mia storia di guarigione

Riportiamo una storia di guarigione, raccontata dalla persona interessata, durante l’evento “Storie di guarigione”

La mia storia di guarigione

La mia storia di guarigione è che sono uscito da un vissuto di depressione seguito da una crisi psicotica traumatica. Nel mio caso non so dire se nella formazione del mio malessere siano prevalse cause esterne o interne, non c’è stato un unico motivo scatenante ma più fattori con diverse tappe e diverse origini che si sono accavallate una sopra l’altra. Ritengo che non sia così facile distinguerle, non saprei dire con esattezza quando la mia sofferenza ha assunto dimensioni per così dire ‘patologiche’, e preferisco lasciare ad altri la pesante responsabilità di definire cos’è patologico e cosa no e magari metterlo in discussione, ma l’importante è che al momento attuale mi sento di essere uscito dal tunnel, e vorrei approfittare dell’occasione che mi è stata offerta per dare i miei spunti di riflessione che ho maturato a mente fredda sulla mia esperienza. …………

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“Dalla sua parte”

Il libro “Dalla sua parte” viene presentato dall’autrice Isabella Borghese la quale dialoga con il dottor Giuseppe Tibaldi.

Si tratta di un romanzo, non di una autobiografia, precisa Isabella Borghese. L’autrice spiega che il padre soffriva di disturbo bipolare e ciò le ha offerto materiale per scrivere questo libro.
Il padre diventa insopportabile con le sue continue lamentele, i suoi scatti di ira, la sua prepotenza.
La madre, donna forte, perde la sua identità di madre per dedicarsi totalmente e unicamente al marito e assecondarlo in tutto e per tutto senza alcuna esitazione.

Per assistere il marito la madre si annulla, si fonde con lui, diventano un essere solo.
La casa cambia aspetto, diventa il ritratto del padre. Gli oggetti della  casa in qualche modo acquistano una identità, diventano persone alle quali la bambina, Francesca, si affeziona. Francesca soffre, non sopporta il padre, ha sentimenti contrastanti verso la madre. Per avere pace si chiude a chiave nel bagno e mette in funzione la lavatrice che con il suo rumore copre le grida e le lamentele del padre. A poco a poco Francesca si affeziona alla lavatrice come ad una amica.

Crescendo in lei aumentano la rabbia e  il desiderio di andarsene da quella casa. Nel contempo essa ha un bisogno disperato di aiuto e di affetto. Prende la decisione di andare a vivere da sola  e di chiudere i rapporti con la famiglia.

Il libro non finisce qui, ma qui io termino la narrazione per non togliere il piacere di leggere a chi vorrà farlo.

Il temi  trattati sono molteplici: la malattia mentale, il crollo di una famiglia, i familiari lasciati soli a sopportare un peso troppo gravoso, la rabbia, la sofferenza, i sensi di colpa. Alla fine Francesca riuscirà a vivere la situazione da un nuovo punto di vista, appunto “dalla sua parte”, cioè dalla parte del padre.

Al termine c’è stato un dibattito in cui alcune persone hanno portato la propria esperienza.
E’ stato affrontato anche il tema delle tante famiglie lasciate sole ad affrontare una situazione di disagio mentale.


Giulia

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Madama Doré

Lo spettacolo, frutto del lavoro di mesi, è riuscito benissimo e io ne sono veramente felice. I protagonisti sono stati proprio loro: i nostri amici utenti più avanti negli anni. Intendiamoci, non vecchi, ma persone già nell’età matura. Molte signore e alcuni signori si sono alternati nel ruolo di protagonisti raccontandoci eventi della loro vita e ricordi dell’infanzia. A volte hanno dialogato fra loro esprimendo opinioni, sentimenti, rimpianti.

Sono stati brillanti, simpatici, per nulla intimoriti, molto spontanei. Sono stati sul palco con grande sicurezza, quasi fossero dei professionisti. C’era molta grazia nei loro movimenti lenti e misurati e la loro voce non era meccanica ma piena di sentimento.

L’argomento era “letteratura e salute mentale”. Il termine letteratura mi è parso molto appropriato per il garbo delle composizioni e  l’eleganza dello spettacolo. Una recita in punta di piedi che non voleva stupire, ma solo comunicare con gli spettatori. L’arte di raccontare i giochi che molti di noi hanno fatto da bambini nei vari quartieri quando ancora si giocava a pallone nelle strade o nel cortile dove ci si conosceva tutti. Qualche signora ha  ricordato il dolce e struggente primo amore.

A presentare lo spettacolo è stata una (bambina) ballerina che con grazia e rispetto chiamava e congedava  i vari protagonisti. Il sottofondo musicale, sempre discreto e aggraziato, si è limitato al suono di una chitarra, quasi per non sopraffare l’importanza delle parole. Dallo spettacolo traspariva l’eleganza, la grazia e la pacatezza della regista, Daniela, alla quale vanno i miei complimenti.

Al termine i nostri attori si sono congedati con un inchino collettivo, ricevendo meritati applausi.
Naturalmente non è mancato un gradito buffet.

Giulia

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21 ottobre

Guarire si può

A presentare “Guarire si può – Persone e disturbo mentale” sono stati invitati Roberto Mezzina e Izabel Marin, una delle due autrici del libro.

Il tema attorno a cui ruota il libro è quello della “recovery” (il termine italiano “guarigione” non ne traduce completamente il significato), affrontato, però, non per “via teorica”, ma attraverso le storie di guarigione raccolte dalle autrici. I soggetti, i protagonisti sono le stesse persone che hanno attraversato o stanno attraversando la malattia mentale. Questa scelta importante nasce dall’idea che al centro di qualsiasi percorso di cura in psichiatria ci sono le persone, e le risorse che queste mettono in campo sono la condizione indispensabile per iniziare un percorso di ripresa dalla malattia.

Dalle storie emerge che nella storia di ogni persona l’avvio di un percorso che la porta a uscire dalla condizione di chiusura, e all’attivazione della volontà, coincide sempre con l’accettazione dell’aiuto dei servizi.

Di qui, afferma Mezzina, l’importanza di orientare i servizi di salute mentale alla recovery, cercando di innescare processi che avviino il percorso: ma non ci sono pillolette, istruzioni per l’uso, c’è una ricerca che può conoscere successi, arresti, riprese. Ciò che è importante è coltivare questa prospettiva e mettere sempre la persona al centro, i servizi devono orientare, sollecitare e sostenere lo sforzo di volontà, l’autodeterminazione a star meglio. È altrettanto importante che la relazione operatore – paziente sia sempre profondamente umana, che anche l’operatore si metta in gioco nella relazione (contestando così le immagini ricorrenti, mutuate dalle scuole psichiatriche, che l’operatore deve mettere una distanza tra sé e il paziente).
È stato posto il problema dei fallimenti, delle situazioni che non si schiodano: sono state svolte delle indagini, ma l’attivazione della volontà e lo scioglimenti di nodi non sono processi determinabili, è importante operare in quella prospettiva.

Giorgio

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20   ottobre 2013   

“A cielo aperto” (Laboratori artistici rivolti alla cittadinanza)

Il titolo dell’evento non è stato propizio. Mi riferisco al tempo. Per quanto la giornata fosse grigia, mi ero illusa  che non sarebbe piovuto. Invece proprio quando la manifestazione cominciava a dare qualche frutto, ecco che ” dal cielo aperto” è sceso un barile d’acqua.
Ma andiamo con ordine.
In piazza della Pomposa erano allestiti due stand dove alcuni utenti dei centri diurni di Modena est e ovest hanno dato dimostrazione delle loro abilità in varie discipline. C’era chi dipingeva e chi modellava la creta, alcuni facevano  musica mentre altri praticavano incisioni su legno.
Insomma un vero laboratorio all’aperto.
La finalità era quella di coinvolgere la cittadinanza.
Infatti gli artisti davano dimostrazioni pratiche della loro attività e nel contempo assistevano i visitatori desiderosi  di cimentarsi in quell’attività. Alcune signore si sono sedute al tavolo di pittura e in poco tempo, seguendo i consigli di Daniela, hanno realizzato dipinti niente male. Al laboratorio di manipolazione della creta erano interessati prevalentemente gli uomini.
L’ atmosfera era allegra nonostante il tempo incerto; infatti l’atelier di musica creava melodie facilmente orecchiabili e molto gradevoli.
Devo dire che non è stato un successone nel senso che c’era poca gente: forse la giornata uggiosa e la festività hanno impedito la piena riuscita dell’evento.
Per il prossimo anno propongo di accompagnare queste manifestazioni con tigelle in abbondanza e qualche torta. Secondo me tutti i passanti si fermeranno ai nostri stand!

Giulia

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19   ottobre 2013               

Mass Media e salute mentale

Alla Tenda di via Molza si è tenuto la presentazione del libro di Daniele Piccioni “Lo sguardo lungo” e a seguire il Dibattito “Mass media e salute mentale”.

Era prevista la partecipazione di Sergio Zavoli, ma per un improvviso malore (ha 90 anni) non può essere presente.

Il dibattito si apre con la presentazione del libro “Lo sguardo lungo. Basaglia e la costituzione”. Partecipano al dibattito Peppe dell’Acqua, l’autore Daniele Piccioni e lo psicologo Massimo Cirri quale moderatore. L’autore parla di un riflesso costituzionalista di Basaglia. Questi parla di restituire ai pazienti i “diritti civili” ma è proprio la Costituzione che da e garantisce “i diritti civili” a tutti e, di conseguenza, anche e soprattutto ai sofferenti psichici che nei manicomi erano privati di tutto anche della loro soggettività ed erano solo corpi senza un’anima. Inoltre l’autore si dilunga sulla stesura dell’art. 32 della Costituzione, frutto principalmente dell’intuizione di un giovane Aldo Moro, non ancora trentenne, soprattutto nella formulazione del 2° comma che parla del trattamento sanitario: se ne parla sempre al negativo, il comma inizia con “Non è consentito…. “ .

Nella pratica quotidiana è sempre difficile applicare il principio del rispetto della soggettività del paziente psichico se, come spesse volte succede nel campo psichiatrico, si nega anche la libertà di pensiero.

Peppe dell’Acqua dice che occorre iniziare sempre dall’avverbio “umanamente”. Con la sua nascita, nel primo ottocento, la psichiatria qualifica il “folle” come “malato di mente”: definizione quest’ultima che consente di occuparsi dei pazienti non più come soggetti ma come oggetti, “corpi” senza anima, che pertanto perdono ogni “diritto”; da qui non è più possibile vedere l’uomo, il cittadino, gli si può negare persino la libertà non solo fisica ma anche spirituale; non a caso i nostri Padri Costituenti introducono l’art. 13 con l’affermazione: “La libertà personale è inviolabile….”

La riunione e continuata con il dibattito “Mass media e salute mentale”

Introduce la Maini dell’ordine dei giornalisti di Modena, quale moderatrice. Ribadisce la necessità, da parte dei giornalisti, di acquisire una maggiore conoscenza del linguaggio medico per evitare l’uso di parole fuori luogo per poter usare un linguaggio più appropriato. Ciò è stato possibile a seguito degli incontri di formazione, fortemente voluti dall’Associazione degli utenti “Idee in Circolo” e dall’Associazione dei familiari “Insieme a noi”, con l’ordine dei giornalisti che ha portato alla pubblicazione dell’opuscolo ”Le parole della salute mentale”. Tutto questo lavoro ha generato un approccio nuovo più corretto a queste tematiche?

Angelo Bagni, partendo da quest’ultima domanda, ha ricordato che è stato costituito un osservatorio che passa in rassegna la stampa locale per analizzare l’appropriatezza dell’uso dei termini della salute mentale; gli esiti dell’indagine, durata 29 mesi, dimostrano che alla domanda è possibile rispondere positivamente: si registra un trend crescente di uso sempre più appropriato delle parole: e, poiché le parole veicolano visioni e rappresentazione della realtà, non si può non essere soddisfatti.

Giorgio Casillo racconta come si è giunti a collaborare con la Gazzetta di Modena per pubblicare su questo giornale, una rubrica che parli a tutti i cittadini della salute mentale non per fare delle denunce ma per raccontare esperienze, vissuti e storie di guarigione, di ripresa dalla malattia mentale; nella convinzione che, attraverso la conoscenza delle storie delle persone ma anche del loro punto di vista sul mondo, si possano smantellare i pregiudizi ancora diffusi nella società, tra i quali quello della inguaribilità dalla malattia.

Tale rubrica è stata titolata”Fuori come va?” riprendendo il titolo di un libro di Peppe dell’Acqua. Titolo che vuole affermare che il mondo non si chiude con l’esperienza della malattia, ma ci si può aprire al mondo di fuori per uscire dai luoghi di ghettizzazione, per uscire dall’isolamento, promuovendo nella società un’idea positiva della salute mentale e ribadendo che i sofferenti psichici sono cittadini con uguale dignità. Sono già usciti quattro numeri che è possibile leggere sul sito dell’Associazione Insieme a noi.

Sono intervenuti successivamente Massimo Cirri, Carla Chiappini (che si occupa di storie di lavoro nelle carceri), Antonio Pignatiello e Daniele Piccione.

Giuseppe Tibaldi, promotore del concorso editoriale”Le storie di guarigione” afferma che, per combattere il concetto, molto diffuso, dell’impossibilità di guarigione radicata nella psichiatria, occorre mettere in circolo molte storie positive di guarigione.

Enzo

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18 ottobre 2013

Emozioni in arte (inaugurazione dell’esposizione delle opere realizzate all’interno dei Centri Diurni – CSM Modena)

E’ stata una serata spontanea, fra tanti amici, con buffet, musica, arte e allegria. Soprattutto numerosi gli “utenti” intervenuti, a loro agio e sorridenti dimostravano grande intesa e cameratismo. Eravamo tutti uguali, utenti e medici, genitori e volontari, artisti e visitatori. C’erano anche due simpatici cagnolini che hanno accompagnato Marco Mantovani nelle sue esibizioni con guaiti a ritmo di musica.
Un ringraziamento a tutti i maestri d’arte e non solo per il lavoro di ieri sera. Queste persone hanno lavorato per mesi su questo evento e so che negli ultimi giorni la loro attività è stata particolarmente intensa.

La serata è iniziata con una breve esposizione del lavoro svolto nei vari atelier. E’ seguito un filmato dove i ragazzi dei due CSM hanno illustrato le attività in cui erano impegnati esprimendo chiaramente le loro opinioni e i motivi per cui preferiscono quell’atelier.
Infatti i laboratori sono tanti; pittura, scultura, musica, poesia , informatica, falegnameria, giornalino, collage……….
Mi ha colpito una bella signora che con parole sue, ma molto chiaramente, ha esposto ” il gioco degli specchi” che non è un’attività, ma la spiegazione autentica dello stigma e dei preconcetti nei confronti della malattia mentale.

Al filmato, a tratti commovente,  è seguita la presentazione delle opere realizzate dai nostri grandi artisti. Si tratta prevalentemente di quadri, realizzati con le tecniche più varie a volte anche miste; tempera, acquerello, olio, incisioni, puntasecca, matite colorate, ecc. Non cito i nomi degli artisti che hanno esposto perché potrei dimenticarne qualcuno.

E’ seguito un ricco e graditissimo buffet; data l’ora è stato spazzato via tutto senza troppi complimenti.

Infine la premiazione dei vincitori del concorso “Ragionevoli Speranze”, proclamati con votazione mediatica grazie all’ospitalità offerta dal sito “the roqc”. Il titolare del sito stesso ha premiato i tre vincitori rivolgendo loro parole di stima e trattandoli con grande rispetto e considerazione. Primo classificato Marco con una sua canzone molto bella e orecchiabile. Secondi a pari merito Roberta del CSM MO EST e Marta del CSM MO OVEST.
Grandi applausi per tutti.
Marco, primo classificato, ci ha fatto ascoltare fuori programma altri due suoi brani molto graditi dal pubblico. E’ stato accompagnato, nell’esibizione, dalla sua cagnolina Camilla che nel parterre guaiva e scodinzolava in perfetto sincronismo.

Giulia

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17 ottobre 2013

Anteprima
Quest’anno la Settimana della Salute Mentale è iniziata con un’anteprima “istituzionale”: il Consiglio Comunale di Modena ha dedicato, il pomeriggio prima dell’apertura della Settimana, una sua sessione al tema della fragilità della salute mentale, con la partecipazione del dr. Fabrizio Starace, direttore del DSM-DP, e del prof. Shekkar Saxena, direttore della Divisione Salute Mentale dell’OMS.
È stata l’occasione per condividere le linee delle politiche comunali, già operative, che interessano la salute mentale, e i risultati dell’attività dei servizi territoriali del Dipartimento di Salute Mentale.
Tutti gli intervenuti hanno messo in rilievo l’importanza che va assumendo, per la città di Modena e per il territorio provinciale, l’annuale appuntamento della Settimana della Salute Mentale, per il coinvolgimento di numerosi soggetti istituzionali e sociali: condizione indispensabili per combattere lo stigma e il pregiudizio, primo fra tutti quello della inguaribilità della malattia mentale (è lo sfondo, questo, delle iniziative della settimana).
Il prof. Saxena, nel suo intervento, si è riferito al Piano di Azione Globale per la salute mentale, approvato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per la prima volta l’OMS riconosce che la salute mentale deve essere riconosciuta di primaria importanza, deve essere promossa e deve essere protetta: e fissa obiettivi e direttive per gli stati membri.
Il Consiglio comunale approva infine un ordine del giorno su “Fragilità e salute mentale”, in cui tra l’altro si riconosce che nella promozione della salute mentale “un ruolo centrale compete al rafforzamento delle reti civiche, volontarie, familiari e professionali, nonché alla partecipazione degli interessati e delle loro associazioni”; e ancora ricorda che tra i principi fondamentali del Piano di Azione Globale viene riconosciuto il “coinvolgimento e potere negoziale delle persone con disturbi psichiatrici nelle politiche di programmazione, organizzazione dei servizi, monitoraggio, ricerca e valutazione”. Se queste indicazioni e impegni non restano sulla carta, si sarà fatto un grosso passo avanti nel restituire cittadinanza a persone che ne sono state per tanto tempo private, e che, anche dopo la chiusura dei manicomi, hanno poco spazio nella società e nelle istituzioni.

 

Leggi l’Ordine del Giorno Consiglio Comunale

Giorgio

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Mat 2013-CopertinaDiffuso il programma della  Settimana della Salute Mentale

Nei giorni scorsi è stato diffuso il Programma della Settimana della Salute Mentale che si terrà a Modena da venerdì 18 a venerdì 25 ottobre prossimo.
La terza edizione di Màt ha un filo rosso che percorre tutti gli eventi programmati, quello delle ragionevoli speranze di guarigione dalla malattia mentale. Nella sua introduzione al programma, il dr. Fabrizio Starace, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale, così presenta questo taglio dato alla settimana:

La Terza edizione della Settimana della Salute Mentale di Modena affronta uno dei più seri pregiudizi sulla malattia mentale: la presunzione di inguaribilità. Ereditata da una visione tardo ottocentesca dei disturbi psichiatrici, essa è causa di pessimismo e frustrazione nei professionisti, di scoramento e disperazione nei pazienti e nei familiari, di soluzioni assistenzialistiche e neo-asilari nei policy makers.
Parlare di guarigione dalla malattia mentale non è più un tabù. La guarigione – intesa come la possibilità di elaborare e trasformare l’esperienza spesso devastante di una patologia psichiatrica, in modo compatibile con l’esercizio di un ruolo sociale, relazionale, affettivo – è possibile anche nei casi più gravi. La letteratura scientifica e le tante testimonianze in prima persona sono concordi nell’affermarlo.
La guarigione è dunque una speranza ragionevole, non solo espressione di uno spirito solidale e tollerante. Essa va coltivata nella comunità, negli operatori; va alimentata negli utenti e nei loro familiari. Attraverso, ad esempio, l’aumentata visibilità, accessibilità e credibilità di servizi “recovery oriented” deputati ad accogliere, prendersi cura ed accompagnare i pazienti verso il recupero.

Guarda il programma completo

7 ottore 2013

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Mat 2013-Copertina
Presentato il programma di Màt 2013

(Modena, 18-25 ottobre 2013)

,
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3 risposte a Màt 2013

  1. Gloria Gaetano ha detto:

    Sono molto interessata alla vostra esperienza,sodisturbi mentali, molto ben recuperata da Pirono stata a Perugia, Trieste, ho scritto un libro ‘Lei se ne va’ ed Lupo, che uscirà a dicebembre con prefazione di Luigi Ciotti. Vorrei venire da voi a parlare dei vari progetti-alloggio che ci sono in alcune città, per il dopodinoi.. Sono in contatto anche con Terni e con Clara Sereni. Sono una madre di una donna con disturbi mentali, molto ben recuperata da Piro e che ora lavora in una cooperativa sociale. E’ laureata, legge, vede film, guida….Il problema è l’alloggio e il grupo di amici-conviventi dopodime
    everywhere but not in this world

  2. Gloria Gaetano ha detto:

    Chiedo scusa per i refusi

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