Il coraggio di provare

Un’esperienza di residenzialità di transizione

I nostri amici Leo e Alle (le prime persone che sperimentano una forma innovativa di residenzialità nell’ambito della salute mentale)  sono entrati da 20 giorni nella nuova casa.

Una bella e luminosa casa, arredata con mobili nuovi ed usati insieme, una casa che sentono come un traguardo  finalmente raggiunto.  La loro casa! Dopo anni vissuti in appartamenti  insieme ad altre persone, persone con problemi come loro e quindi convivenze un po’ difficili  tra  persone che non si sono scelte!

Adesso si stanno abituando a prendere  decisioni da soli, in libertà, ma anche con molta consapevolezza. Sono fieri di tenere in ordine e pulita la casa nuova, parlano e si confrontano sulle passate esperienze e sul loro futuro!!

Tutto questo è stato possibile  grazie ad una scommessa che l’assessore al welfare di Modena, Giuliana Urbelli, ha fatto, un paio di anni fa, insieme alle due associazioni di volontariato (Insieme a noi e Idee in Circolo) che da anni sono impegnate nel campo della Salute mentale a Modena.

Il progetto è stato portato avanti col sostegno del Centro di Salute Mentale, impegnato a sperimentare il budget di salute  rivolto a persone con sofferenza psichiatrica, e con il supporto convinto delle associazioni di familiari e pazienti.

Il nove febbraio scorso i quattro soggetti che hanno dato vita al progetto (l’assessore, il Direttore Generale dell’Usl e le due associazioni), hanno firmato la Convenzione

Questo atto formale è stato l’esito di una riflessione sul tema dell’abitare, molto sentito sia dagli utenti che dalle associazioni: è avvertita la necessità di superare i limiti delle soluzioni adottate fin qui, che spesso non evolvono, di fatto, verso forme di autonomia e di responsabilizzazione delle persone con sofferenza psichica in carico ai servizi di salute mentale e ai servizi sociali del Comune. Con la conseguenza che con la presa in carico, di fatto, le persone restano spesso nel circuito psichiatrico come ”utenti”.

Il dibattito e le prime sperimentazioni del budget di salute hanno fatto intravedere altre soluzioni che mettendo al centro le persone, i loro bisogni e le loro potenzialità, consentano loro di riacquisire una progressiva autonomia e capacità di gestire la propria vita: i servizi non abdicano al loro ruolo e alla loro funzione in questi passaggi, ma li declinano con modalità diverse.

L’esperienza della residenzialità di transizione è nata all’interno di questa cornice. La novità significativa, rispetto alle pratiche ordinarie, sta nel fatto che sono state coinvolte le associazioni, una risorsa sempre più importante sul nostro territorio che contribuisce a promuovere salute mentale.

In questo caso la nostra associazione, in particolare, ha svolto una funzione importante: ha provveduto ad arredare l’appartamento di via Arezzo con criteri di economicità ma anche finalizzati a rendere la casa accogliente; Alessandro e Leo sono stati coinvolti ed hanno potuto contare, fin dal loro ingresso nella “loro” casa sul supporto dei volontari per la soluzione dei problemi organizzativi pratici (la spesa, le pulizie……..): per loro è stato un fatto rivoluzionario passare dall’appartamento in cui la vita è scandita da regole date dall’esterno, ad una forma di vita in cui le regole si costruiscono assieme e in cui si è responsabile di tutto; e gli altri soggetti (associazione, servizi) danno un supporto discreto, a volte ridotto a consigli, suggerimenti o aiuti concreti.

Si tratta di una prima sperimentazione che ci auguriamo possa generare un modello che produce trasformazioni significative nell’abitare nella salute mentale.

Tilde Arcaleni

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Informazioni su Insiemeanoimodena

Associazione di volontariato familiari e amici pazienti psichiatrici
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